Ucraina, papa e altro: quando l’amnesia è selettiva

Alcune riflessioni laiche sull’intervista rilasciata da Alex Zanotelli il 5 marzo al Fatto quotidiano (https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/05/zanotelli-guerra-iran-pace-intervista-oggi/8313532/). Con una premessa: seguo da anni Zanotelli e non ho mai avuto il minimo dubbio sulla sua totale buonafede, sul suo essere totalmente convinto di quello che dice con la consueta ruvida sincerità.

Tutta la sua lunga vita si è svolta e si svolge in coerenza con i princìpi che sostiene. Che in parte – a mio modestissimo eppure forse presuntuoso parere – ritengo basati su alcuni presupposti sbagliati (e anche in contrasto con la dottrina della sua Chiesa cattolica, a partire da alcuni passaggi dei Vangeli e dall’enciclica Populorum progressio di Paolo VI).

Un pacifismo assoluto e intransigente quello di Zanotelli, che non ammette deroghe nemmeno per salvarsi la vita da un’aggressione, sia che si parli di una singola persona sia che si parli di un intero popolo. Ma questa, lo sappiamo, è materia di un dibattito – non sempre limpido, non di rado strumentale e strumentalizzato – molto più ampio.

Il punto è che in questa lunga intervista saltano agli occhi alcune omissioni, alcune amnesie selettive, diciamo, che incrinano e in almeno due passaggi inficiano il suo misticismo ai limiti dell’integralismo. Il primo è quando accusa il silenzio dei parroci, le facoltà teologiche, i media cattolici, evoca Bergoglio ma non dice una parola sugli sconcertanti silenzi dell’attuale parroco dei parroci (la definizione, se ben ricordo, è di Bergoglio): Leone XIV.

Spirito di corpo? Conoscendo Zanotelli, sembra poco credibile. Né appare credibile che si tratti di prudente reticenza per timore di punizioni o reprimende “dall’alto”, che mai gli hanno impedito di dire cose scomode ai limiti dell’eterodossia.

La seconda omissione – a mio parere la più grave – è la totale assenza dell’Ucraina da tutto il suo discorso. Pur stimolato dall’intervistatore, che almeno la parola “Ucraina”, con buona pace di Travaglio, riesce a pronunciarla, ignora totalmente quella parte della domanda, fa finta di niente, parla d’altro. E qui mi viene un sospetto: che non riesca a parlarne perché l’intera vicenda dell’aggressione genocida della Russia all’Ucraina contraddice, o meglio demistifica la sua visione mistica della pace come assoluto, un principio peraltro smentito dal personaggio che per lui dovrebbe essere il più autorevole, il suo Gesù Cristo che attacca i farisei e che scaccia, con un atto di non equivocabile violenza fisica, i mercanti dal Tempio.

Mi auguro che sia così, che non riesca a parlarne perché – secondo uno schema tipico di tutti gli integralisti (religiosi o ideologici non fa differenza), non riuscendo a piegare la realtà alle sue convinzioni si rifugia nella rimozione della realtà: non può parlarne perché, semplicemente, quella realtà non può esistere. L’alternativa – che non sia una rimozione, un blocco mentale, ma una scelta consapevole – sarebbe peggiore, introducendo un  elemento di malafede che getterebbe un’ombra assai fosca su una figura, Alex Zanotelli, sulla cui integrità non ho mai nutrito alcun dubbio. Sarebbe doloroso dover scoprire di essere a mia volta caduto nella trappola del mito, del pregiudizio positivo che impedisce di osservare criticamente azioni e parole.

Brutte cadute le due segnalate, che a mio modesto ancorché probabilmente presuntuoso parere inficiano tutto il suo discorso. Tanto da far passare in secondo piano l’incitamento all’obiezione fiscale (che è atto politico, non etico, e che peraltro è esplicitamente escluso come atto religioso dal “Date a Cesare ecc.”) e il benevolo silenzio quasi totale sul sanguinario regime teocratico iraniano e totale sul criminale regime di Hamas a Gaza. Non serviva molto, bastava un paio di frasi, una goccia nel mare di parole dell’intervista

 

Questo testo viene pubblicato contemporaneamente sul blog di Substack EsenteDaBollo

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