Poveri contro un po’ meno poveri: è questo il senso della manovra di fine anno del governo Meloni, mentre i ricchi, quelli veri, lungi dal piangere se la ridono alle spalle di poveri e un po’ meno poveri (l’ex ceto medio, ormai compiutamente proletarizzato, per dirla in desueti termini marxiani) indotti a coltivare rabbia, rancore e l’ennesima guerra tra poveri. Il tutto mentre un operaio muore sotto le macerie della torre nella quale stava lavorando su un ponteggio all’età di 66 anni e come tanti coetanei rischiava ogni giorno la vita in attesa di una pensione che non vedrà mai. Ma questo è un altro discorso che meriterà di essere approfondito.
Una manciata di euro di sgravio dell’Irpef ai redditi medi (fino a un massimo di ben 408 euro/anno, molto meno della mancetta di 80 euro/mese a suo tempo elargita dal governo Renzi ai redditi un po’ più bassi, ma che si riducono ad appena 23 euro/anno – un cappuccino al mese, ma senza cornetto – per chi ha redditi più bassi, quelli fino a 15.000 euro/anno). Mentre gli “incapienti”, cioè i poveri più poveri, con un reddito inferiore a 8.500 (lavoratori dipendenti e pensionati) o addirittura 5.000 (lavoratori autonomi) euro/anno, quelli che più avrebbero bisogno di essere aiutati, come al solito non avranno diritto a nulla.
A dirlo non sono (in realtà lo dicono eccome, ma facciamo a capirci) i soliti “comunisti” della CGIL, del PD, delle altre opposizioni al governo. A dirlo, senza mezzi termini, senza eufemismi, senza fumose circonlocuzioni sono i ben poco progressisti, ancor meno populisti, per nulla “comunisti” vertici di quella organizzazione sovversiva nota come Banca d’Italia, sono i numeri impietosamente calcolati e resi noti da quell’altro covo di nemici della Nazione (mi raccomando la maiuscola maschiamente littoria) chiamato ISTAT, i cui vertici peraltro sono stati nominati dall’attuale governo, quello che chiama “patrioti” i lugubri ceff che tanta nostalgia hanno dell’infame dittatura di Benito Mussolini e lo dicono, lo cantano e lo sprangano sotto l’occhio benevolo quando non la protezione delle truppe del prossimamente rinominato ministero dell’Amore.
Non inganni la farsa messa in scena da un manipolo di guitti travestiti da uomini e donne delle istituzioni: di sghignazzo in figuraccia costoro stanno minuziosamente facendo gli interessi loro e dei loro danti causa. Del resto, almeno su una cosa Marx aveva torto: lungi dal presentarsi in tragedia e ripresentarsi in farsa, spesso le tragedie del passato si ripresentano in forme quasi altrettanto tragiche