Ponzio Pilato, al confronto, era un dilettante

Ma proprio nessuno nella segreteria del PD ha un minimo sussulto di dignità? Goffredo Bettini pubblica oggi sul Corriere della sera una lettera ripugnante (non trovo un altro aggettivo per descrivere la mia reazione alla lettura del documento) in cui di fatto detta la linea (capitolazione totale alle pretese di Conte e AVS) in vista della Direzione di domani riproponendo spudoratamente le menzogne di Putin e dei suoi corifei italiani e nessuno ha nulla da dire?

È un testo che potrebbe benissimo essere sottoscritto da Conte (il quale invece si permette il lusso, avendo capito che aria tira nel PD, di respingerlo sdegnosamente alzando ulteriormente il livello dello scontro) o da Vannacci. È una capitolazione alle “ragioni” russe, un impasto di mezze verità, distorsioni e menzogne.

Elly Schlein, come è sua consuetudine, tace. Media, dice lei. Dorme, pensano molti, e cominciano a dirlo perfino in segreteria nazionale, cioè nell’organismo esecutivo, costruito a sua fotografica immagine e somiglianza, che nel pieno di questa stagione critica e pericolosa è stato convocato ieri per la prima volta dopo 4 mesi. Non sa come uscire dall’angolo in cui si è andata a cacciare e ha cacciato l’intero partito, pensano altri ancora.

La strategia dell’opossum – che sarebbe ora di cominciare a chiamare con il suo vero nome: strategia dell’ambiguità, del compromesso deteriore, del nulla malamente coperto da slogan generici – è arrivata al capolinea. Servono scelte, e servono subito. Il PD è a un bivio: o stare con l’Europa, con l’Ucraina, con la democrazia rappresentativa – e quindi, inevitabilmente, mettere in luce la totale incompatibilità con m5s e AVS – o continuare a sottomettersi ai loro diktat e ai loro programmi (che Bettini, mentore di Schlein, sposa in toto), cedere al populismo e rischiare molto concretamente un’emorragia di iscritti e soprattutto di voti a tutto vantaggio delle destre.

Schlein domani avrà l’opportunità – l’ultima, probabilmente – di dire, per una volta tanto, qualcosa. Qualcosa di concreto. A partire da una sconfessione, che dev’essere piena e inequivoca, delle oscenità scritte da Bettini, a cominciare dalle inverosimili accuse all’Unione Europea, che sembrano tratte da un discorso di Lavrov o di Medvedev. Schlein deve una buona volta dire con chiarezza che gli aiuti militari all’Ucraina sono un punto irrinunciabile. Deve fare una scelta di campo.

Lo farà? Personalmente, spero di essere smentito tra meno di 24 ore ma sono molto pessimista. Schlein sembra costituzionalmente incapace di uscire dall’ambiguità, chiede di smussare gli angoli, di mettere il silenziatore – cioè di far finta di non vedere – le divergenze enormi con gli “alleati”. E ancora ieri, in occasione del voto in commissione sul DDL antisemitismo, ha dato l’ennesima prova d’incoerenza, ambiguità, incapacità di tener fede alle sue stesse decisioni.

Che cosa è successo? Che il PD – dopo essersi astenuto al Senato – ha annunciato per bocca della sua segretaria pro tempore che alla Camera avrebbe votato contro a meno che la maggioranza non accettasse di modificare non tanto la legge nel suo insieme (che di modifiche avrebbe bisogno eccome) ma la definizione di antisemitismo contenuta nel testo, quella definizione che il PD e la stessa Schlein avevano pacificamente accettato e addirittura votato in più sedi negli ultimi 9 anni.

La maggioranza, ovviamente, non ha cambiato nulla. E ieri, in commissione, che ha fatto il PD? Appellandosi a un cavillo (formalmente, il voto era sul relatore in aula, non sul testo del DDL), anziché votare coerentemente contro rischiando l’ennesima spaccatura interna, ha scelto di non partecipare al voto. Ponzio Pilato, al confronto, era un dilettante

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