Tina Merlin, cent’anni di solitudine

«L’Italia “ha un grande cuore”… che però batte solo per piangere sulle disgrazie, mai per prevenirle».
A cent’anni dalla nascita (19 agosto 1926) resta purtroppo sempre attualissima, nel suo significato letterale e in quello politico che gli è sotteso, l’amara constatazione di Tina Merlin che dell’intreccio tra passione politica, rigore professionale e spessore umano fece la sua bussola, diventando una delle figure più importanti della storia dell’Unità e del giornalismo italiano ma pagando prezzi altissimi in termini di persecuzioni anche giudiziarie, invidie e incomprensione.
La ricorda oggi Bruno Settis con un bell’articolo sul supplemento del manifesto.
Molto più modestamente, in anni ormai lontani ho avuto l’immeritato onore di collaborare con lei, allora responsabile della redazione di Venezia dell’Unità, da ultimo arrivato nel servizio Province, a Milano, con l’incarico di “passare” e chiudere in tipografia le 2-4 pagine quotidfiane di Venezia e del Veneto. Fu un’esperienza di cui conservo un ricordo colmo di gratitudine
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