Un concerto, 74 frustate

Il suo nome è Parastoo Ahmadi. 29 anni, iraniana, cantante. Quello che si può vedere e ascoltare in questo video è il suo “concerto immaginario”, registrato l’11 dicembre del 2024 in una sala vuota, senza pubblico. Perché in Iran a una donna è proibito cantare in pubblico se non davanti a sole donne. E ovviamente a una donna è proibito fare qualsiasi cosa in pubblico senza velo, truccata e con un vestito che non copre e nasconde l’intero corpo. Per giunta cantando testi che parlano di oppressione, di proteste giovanili, della vita e della libertà delle donne.

Confesso: fino a oggi non l’avevo mai sentita nominare. Non conoscevo la sua bella voce né il coraggio suo e dei quattro musicisti che l’hanno accompagnata in questa performance. Se oggi sono un po’ meno ignorante devo ringraziare il bell’articolo che Monica Ricci Sargentini le ha dedicato sul Corriere della sera di oggi (pag. 5). Ed è da quell’articolo che veniamo a sapere che questo concerto e soprattutto questo video che gli ayatollah non possono cancellare sono costati in questi giorni a lei e ai suoi musicisti una condanna a 74 frustate, due anni di divieto di cantare e due anni di divieto d’espatrio.

Parastoo Ahmadi è una delle decine di migliaia di vittime, molte delle quali sono state molto spicciamente assassinate dal regime di Teheran, uno dei più feroci e sanguinari del mondo. In questi giorni l’attenzione è tutta rivolta al catastrofico esito – almeno per ora – della guerra scatenata da Trump e ai violenti tentativi di Netanyahu di sabotare qualsiasi ipotesi di cessazione delle ostilità. Un quadro che in molte persone fa sbiadire la coscienza dell’orrore infinito del regime iraniano. Che da questa guerra è uscito oggettivamente rafforzato e ancora più feroce. Credo che sia doveroso denunciare che il più grosso contributo al rafforzamento del regime e della sua spietata repressione contro il popolo iraniano sia proprio dei due criminali che hanno dato origine a questa guerra: tra assassini, in fondo, si rispecchiano gli uni negli altri

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